domenica 29 gennaio 2006
Luca
Vado in cucina ancora con gli occhi pieni di sonno e metto sul fuoco la caffettiera preparata ieri sera. Intanto vado in bagno.
Svuotamento vescica, lavaggio faccia con acqua tiepida e poi gelata.
Corsa in cucina per vedere a che punto è la bruciatura del caffè. Stamattina ho indugiato sul gabinetto, anzi, per paura di non centrare per il sonno mi sono seduto, non è femminile ma è molto funzionale la mattina presto.
Il caffè è salvo.
Tazzina di caffè, senza zucchero perchè la vita sedentaria mi porta dei rotolini attorno ai fianchi, sigaretta del mattino.
Spalanco la finestra della mia stanza da letto per far arieggiare ed apro il letto, intanto mi appresto all'operazione rasatura e doccia.
Letto, vestiti, cellulare, chiavi, sigarette ed accendino, portafogli. Non manca niente.
Ore 7.30: puntuale sono alla fermata del tram.
Dopo dieci anni di lavoro all'ufficio postale, le operazioni del mattino sono diventate standard e tutto è cronometrato.
Il tram arriva con il suo carico di bestiame umano e salgo cercando di trovare uno spazietto per me.
Andare con macchina propria è impossibile: arriverei tardi sul posto di lavoro, devo essere lì alle 8.00.
Penso.
Questa settimana mi toccano gli sportelli: ci sono pro e contro come in tutte le cose.
Pro: Incontri gente, ti capitano cose simpatiche, il lavoro non è mai monotono, puoi scambiare quattro chiacchiere con la gente che viene.
Contro: Incontri gente che non sempre ti va a genio, ti capitano cose poco simpatiche, non puoi prenderti un attimo di respiro perchè c'è gente che pensa che tu sia un automa, la gente a volte vuole sapere la storia della tua vita se ti conosce e ritiene di poter chiedere cose imbarazzanti anche se alle spalle ha una fila di trenta persone.
Ma tanto una settimana agli sportelli passa subito!
mercoledì 25 gennaio 2006
15745
Nevica.
Ma io non sento freddo. Siamo in tanti in questo vagone bestiame, dalle feritoie troppo alte e chiuse da graticci di filo spinato.
Anziani, giovani, donne e uomini. Ognuno con una borsa e con le poche cose che ha potuto mettere dentro, ricordi di famiglia e oggetti personali.
Vestiti come meglio si può, con cappotti e maglioni.
Dove si va non si sa anche se si intuisce.
“Arbet Macht Frei”… così c’è scritto sull’ingresso del posto dove andiamo. Bella frase in sé: “Il lavoro rende liberi” Ma suscettibile di interpretazioni… questione di punti di vista. Io questa scritta non sono riuscito a vederla perché il treno è entrato direttamente nel campo.
Siamo arrivati e scesi dal treno.
Subito in fila ci hanno divisi: famiglie spaccate, gli uomini da una parte e le donne da un’altra.
Entriamo in un capannone: “spogliatevi e poggiate le vostre cose qui, vi saranno rese dopo” così ci dice uno dei militari, in tedesco, e chi il tedesco non lo capisce non fa altro che fare quello che fanno gli altri. Entriamo per una porta e lì, nudi, pieni di vergogna, con le mani che cercano di coprire i genitali, veniamo investiti da getti d’acqua ghiacciata.
Ancora infreddoliti veniamo spinti a gruppi di
In fila passiamo davanti ad un medico, ci guarda e ci scruta, da lontano, noi dobbiamo solo girarci per farci vedere.
Essere anziani, malati, storpi e bambini è rischioso: a loro servono persone che possano lavorare non gente inutile.
Destra, destra, sinistra, sinistra, destra.
Nessuno sa di preciso chi va a destra e a sinistra ma man mano si intuisce: da una parte gli abili, quelli più forti e dall’altra chi è destinato a lasciare il campo: ma tutti sappiamo che il campo non lo si lascia mai con i propri piedi.
Nome, cognome, età, provenienza: tutto registrato e in cambio mi hanno dato un numero 15745 e perché non lo scordassi me l’hanno tatuato sul braccio.
Importante: imparare come si dice in tedesco perché è necessario scattare subito quando lo si sente pronunciare.
Un numero al posto della mia identità.
Ripeto il numero in mente per non dimenticarlo e dimentico il mio nome, ma qua è più importante il numero. Ma che faccio? E allora ripeto il mio nome e il mio numero, in mente, di continuo.
Geremia… 15745… Geremia… 15745… Geremia… 15745… Geremia… 15745…
Mi consegnano una divisa a righe, delle scarpe di legno, un pezzo di stoffa con su il mio numero e un triangolo.
Sembriamo tutti uguali: ci distinguono solo il numero e il colore del triangolo.
Nero per gli asociali, verdi per i delinquenti, rosso per i politici, viola per i testimoni di geova, rosso scuro quasi marrone per gli zingari, rosa per i finocchi, e se uno oltre ad essere una di queste “cose” era anche ebreo accompagnava a questo triangolo, anche uno di colore giallo messo in modo da formare la stella di David. Per gli ebrei comuni due triangoli gialli a formare la stella di David.
Nevica.
E noi in fila ci dirigiamo verso il nostro blocco senza voler sapere cosa ne sarà di noi.
Incrociamo un'altra fila, che arranca stanca fra la nave, sembrano scheletri che camminano, sono scheletri che camminano, tutti uguali, senza identità, senza dignità.
Ed io ripeto in mente:
15745… 15745… 15745… 15745… 15745… 15745… 15745… 15745… 15745… 15745… 15745…
sabato 21 gennaio 2006
Circe
Attorniata dai miei lupi e dai miei leoni ero intenta nell’arte del tessere quando al mio cospetto si presentarono i compagni di viaggio di un certo Odisseo.
Sentii le loro voci chiamarmi ed interruppi il mio lavoro ed il canto che con la mia soave voce stavo intonando per “accoglierli” nel mio palazzo. Polite e i suoi amici vennero dietro di me, come cani dietro il loro padrone. Erano tutti sotto il mio giogo tranne uno: Euriloco.
Li feci accomodare e preparai per loro un degno pasto: formaggio, miele verde e vino di Pramno, tutto condito con un pizzico delle mie erbe: nulla avrebbero più ricordato della loro vita e della loro terra. Uomini… non più tali sarebbero stati ma porci come meritavano di essere. Agitando la mia magica verga e toccandoli uno ad uno mutai il loro aspetto in quello che già i miei occhi vedevano quando si posavano su di loro. Non più sedie e scranni per loro, non più miele e vino ma fango per letto e ghiande e corniolo per cibo.
Mi mancava ancora uno: Euriloco. Quel dannato tornò da Odisseo che istruito da Ermes, dio a me contrario, venne per liberare i suoi amici.
Le mie erbe nessun effetto portarono perché Ermes diede ad Odisseo
«Qual è il tuo nome? di che paese sei? Dove hai la città e la famiglia? Sono qui piena di stupore: a bere queste droghe, tu non rimanesti stregato. Nessun altro uomo tollerò queste droghe, a berle, non appena gli passarono in gola. È in te una mente che non si lascia affascinare. Certo tu sei Odisseo. E sempre mi andava dicendo l'Argicida dalla verga d'oro che saresti venuto qui, al ritorno da Troia con la nave. Ma via, riponi la spada nella guaina e noi due poi saliamo sul nostro letto! Uniti in amore, avremo fiducia l'uno nell'altro.»
Mi costrinse prima di entrare nel mio letto a fare il giuramento degli dei beati con il quale promisi di non fargli male alcuno una volta stordito dall’amore. Ed io attratta da lui accettai.
Lo lavai, lo vestii e lo nutrii con cibi succulenti, ma il suo cuore ancora contento non era.
Non poteva abbandonarsi alla passione, godere del mio banchetto e del mio letto consapevole della mala sorte dei suoi compagni.
Questo mi commosse e sciolse il mio duro cuore di strega e allora decisi…liberai i suoi amici dalla figura di porco e glieli consegnai perché con loro continuasse il suo viaggio
giovedì 19 gennaio 2006
Antonello
Ho appena fatto la doccia, è una cosa che faccio sempre ad occhi chiusi perchè quando mi lavo mi accorgo di quel che non sono.
Le spalle larghe, il collo taurino, i pettorali piatti, il pisello e le palle, i fianchi stretti.
I peli.
Non è il mio corpo.
E mi immagino con un bel seno... piccolo ma ben rotondo, completamente glabro.
La pelle liscia e candida, i fianchi rotondi e pieni.
Guardo le mani e vorrei dita meno tozze.
Guardo il viso e il segno della barba... come vorrei poter stendere su questo viso del trucco...
Prendo i genitali e li chiudo fra le gambe: scomparsi!
Solo il triangolo dei peli si vede... donna!
Questo vorrei essere.
martedì 17 gennaio 2006
Jeanne d'Arc
I capelli sciolti lungo il volto, mossi dal vento, a volte mi coprono gli occhi, ma tanto c'è ben poco da guardare.
Esposta allo sguardo di tutti, tutti mi vedono, vedono il mio volto, ma io non riesco a vedere loro.
Lacrime scendono lungo le mie guance: non è la paura di morire, è il rimpianto di vedere questa mia vita interrotta per mano di altri.
Mi rubano tutto, i miei affetti, la mia giovinezza, la mia bellezza.
Strega! Questa la condanna.
Eppure non è vero!
Il mio Sposo mi ha parlato e mi è stato accanto mentre con fare di maschio e vestita da tale guidavo i miei soldati in battaglia.
Sotto la corazza una umile donna.
Ecco: un cenno dei giudici e il boia si avvicina alla mia pira.
Il fuoco si alza, ne sento il calore.
Scintille volano in aria e mi ricordo i campi di grano con le lucciole che la sera con la loro luce segnavano il cammino delle mie passeggiate.
Le fiamme si alzano e ricordo le serate passate davanti al camino con mia madre, mentre mi pettinava i capelli, i miei lunghi capelli.
Quei capelli che ora si aggrenziscono per ritirarsi dal calore delle fiamme.
Lacrime dai miei occhi.
Mi sento venire meno e il palo che era per me tortura ora mi è di sostegno.
Mi sento ardere, la pelle si ritira, si sfalda, circondata com'è dalle fiamme.
Mi sento venire meno.
Un ultimo urlo di dolore, di rabbia e di preghiera.
Più nulla per me se non la voce del mio Sposo
lunedì 16 gennaio 2006
Enzo
Due mesi fa andai a casa del mio amico perchè dovevamo andare insieme a comprare un regalo per la sua ragazza.
Arrivai presto a casa sua e trovai sua madre.
Lei mi fece entrare e mi disse di attendere in sala da pranzo, lei doveva andare a cambiarsi in camera da letto.
Non so perchè ma andai a spiare quello che faceva.
Socchiusi la porta e la vidi.
Era stupenda, non come le ragazzine che conosco.
Stava cambiando il reggiseno e le vidi le tette, bellissime, grandi, i capezzoli appuntiti e grandi. Le tette di Marta in confronto sono nulla.
Poi si girò di spalle alla porta.
Si stava cambiando gli slip e si inchinò!
Vidi la grande luna del sedere, le due chiappe e il gonfiore della fica.
Fu inevitabile fare rumore, lei se ne accorse e venne verso la porta.
Io spaventato indietreggiai.
Lei aprì la porta, mi guardò! Mi mise una mano sul pacco.
Si inginocchiò e... impazzii dalla goduria.
Mancava un mese al mio 18° compleanno e la mamma di un mio amico mi aveva fatto godere.
Ore di anni ne ho 25... sono 7 anni che ci vediamo di nascosto. Suo marito e il mio amico non sanno niente... non mi dispiace tanto per il marito, povero cornuto, ma per il mio amico si... solo che lei è troppo bella!
O que será (À flor da terra)
Chico Buarque - 1976
O que será que será
Que andam suspirando pelas alcovas
Que andam sussurando em versos e trovas
Que andam combinando no breu das tocas
Que anda nas cabeças, anda nas bocas
Que andam acendendo velas nos becos
Que estão falando alto pelos botecos
Que gritam nos mercados, que com certeza
Está na natureza, será que será
O que não tem certeza, nem nunca terá
O que não tem conserto, nem nunca terá
O que não tem tamanho
O que será que será
Que vive nas idéias desses amantes
Que cantam os poetas mais delirantes
Que juram os profetas embriagados
Que está na romaria dos mutilados
Que está na fantasia dos infelizes
Que está no dia-a-dia das meretrizes
No plano dos bandidos, dos desvalidos
Em todos os sentidos, será que será
O que não tem decência, nem nunca terá
O que não tem censura, nem nunca terá
O que não faz sentido
O que será que será
Que todos os avisos não vão evitar
Porque todos os risos vão desafiar
Porque todos os sinos irão repicar
Porque todos os hinos irão consagrar
E todos os meninos vão desembestar
E todos os destinos irão se encontrar
E o mesmo Padre Eterno que nunca foi lá
Olhando aquele inferno, vai abençoar
O que não tem governo, nem nunca terá
O que não tem vergonha, nem nunca terá
O que não tem juízo
(Mannoia - Fossati)
Oh, che sarà, che sarà
che vanno sospirando nelle alcove
che vanno sussurrando in versi e strofe
che vanno combinando in fondo al buio
che gira nelle teste, nelle parole
che accende le candele nelle processioni
che va parlando forte nei portoni
e grida nei mercati che con certezza
sta nella natura nella bellezza
quel che non ha ragione nè mai ce l'avrà
quel che non ha rimedio nè mai ce l'avrà
quel che non ha misura
Oh, che sarà, che sarà
che vive nell'idea di questi amanti
che cantano i poeti più deliranti
che giurano i profeti ubriacati
che sta sul cammino dei mutilati
e nella fantasia degli infelici
che sta nel dai-e-dai delle meretrici
nel piano derelitto dei banditi
Oh, che sarà, che sarà
quel che non ha decenza nè mai ce l'avrà
quel che non ha censura nè mai ce l'avrà
quel che non ha ragione
che tutti i loro avvisi non potranno evitare
che tutte le risate andranno a sfidare
che tutte le campane andranno a cantare
e tutti gli inni insieme a consacrare
e tutti i figli insieme a purificare
e i nostri destini ad incontrare
persino il Padreterno da così lontano
guardando quell'inferno dovrà benedire
quel che non ha governo nè mai ce l'avrà
quel che non ha vergogna nè mai ce l'avrà
quel che non ha giudizio
sabato 14 gennaio 2006
Benny
E' piacevole chiudere la porta di questa stanza tutta mia e dedicarmi ai piaceri che mi fanno scordare le brutture di questa mia vita.
E' un piacere ascoltare musica classica mentre ci si fuma quel che si è riusciti a trovare in giro.
Non voglio droghe diverse... erba erba, solo erba.
Perchè?
Semplice: mi rende leggera la testa e mi fa dimenticare tutto.
Mi perdo nelle note della musica e non esiste più nessuno... nè i miei genitori che scassano le palle, nè prof e nè datori di lavoro che ti sfruttano a più non posso.
Solo una cosa mi turba: sento sempre più il bisogno di erba: è possibile che una cosa che mi fa sentire libero mi abbia reso schiavo?
Ma ora non ci voglio pensare! Sto così bene... ora.
Aurelio
Ora, davanti a questo pranzo, che ho preparato con le mie manine, prima di mangiare, voglio mettere nelle tue mani tutto quello che ho vissuto oggi: la malattia di Adele, che spera di guarire ma ormai è destinata a morire, ma dopotutto ha vissuto 90 anni stupendi e ad ora può fare un bilancio stupendo, metto nelle tue mani Giulio e la sua storia d'amore nascosta: dovrei non assolverlo per quello che fa ma come si fa? Lui soffre e allora un pò della tua consolazione ci vuole.
Metto nelle tue mani la vita di Sandra: nonostante le sue difficoltà è sempre pronta ad aiutare il prossimo giù al centro per barboni. Serve il pranzo e passa gli abiti ma lo fa con un sorriso e una buona parola per tutti.
Metto nelle tue mani tutti coloro che ho ascoltato stamattina in confessione: quanti peccati, ma dopotutto, se non sbagliassero non tornerebbero da te.
E infine metto nelle tue mani questa Chiesa, poco Madre e molto Maestra. ha dimenticato forse che cosa è l'amore, insegna loro che prima delle regole c'è l'uomo. Fa' che prima di tutto facciano attenzione all'uomo e non alla loro legge da farisei.
Ascoltami. Amen
venerdì 13 gennaio 2006
Malcom
Certo, il locale si riempe sempre più di vecchie tardone, ma dopotutto il mio lavoro è questo. Spogliarmi per chi ha soldi: e loro hanno i soldi.
E' fantastico vedere come si agitano quando entro in scena.
Ed io mi piglio qualche concessione.
Premesso che tutto quello che c'è nel perizoma è di mia proprietà, quindi niente imbottiture come maschi gelosi insinuano.
Mi diverto a strusciare addosso alle vecchiacce il mio bel pacco: far poggiare loro la faccia, oppure farlo scorrere fra le chiappe.
Le loro mani si arrampicano lungo le mie gambe per raggiungere gli elastici del mio perizomino di lamè.
C'è chi tenta di strapparlo e chi invece ci mette una bella mancia.
Quanto riesco a tirare su?
Beh... circa 150 euro di mance per volta e devo ringraziare il nuovo formato dell'euro.
La minima banconota è da 5 :-)
Finito lo spettacolo si presentano in tante al mio camerino.
Le racchie hanno un autografo, un bacetto.
Le più carine hanno un appuntamento.
Che volete non si vive di soli soldi... una scopata ogni tanto ci sta bene!
mercoledì 11 gennaio 2006
Sara
Ti ricordi i giorni chiari dell'estate
quando parlavamo fra le passeggiate
Sola sul letto con il mio lettore mp3 acceso e le cuffie calcate sulle orecchie ti penso
stammi più vicino ora che ho paura
perché in questa fretta tutto si consuma
Ora che avrei bisogno di te tu stai facendo il militare e sei lontano.
Ascolto questa canzone che è quella che giù al lido mandavano quei giorni.
E' questa canzone che ha accompagnato la nascita del nostro amore
mai non ti vorrei veder cambiare mai.
Perché siamo due destini che si uniscono
stretti in un istante solo
che segnano un percorso profondissimo dentro di loro
Chi avrebbe mai pensato che ci saremmo messi insieme...
te bello e fustacchione
Io più somigliante ad una secchiona
Eppure sei venuto da me
superando quegli ostacoli
se la vita ci confonde
solo per cercare di essere migliori
per guardare ancora fuori
per non sentirci soli.
E di ostacoli ne abbiamo superati tutti e due.
I tuoi amici, i miei genitori.
Loro mi reputavano uno zero
I miei ti reputavano un poco di buono
Ed è per questo che ti sto chiedendo
di cercare sempre quelle cose vere
che ci fanno stare bene
mai io non le perderei mai.
Eppure sono già tre anni che siamo insieme.
stretti in un istante solo
che segnano un percorso profondissimo dentro di loro
Ora ti sei lontano e mi manchi
Ma sono felice perchè ci amiamo
superando quegli ostacoli
che la vita non ci insegna
solo per cercare di essere più veri
per guardare ancora fuori
per non sentirci soli.
Tra poco tornerai a casa
Ti amo!!!
martedì 10 gennaio 2006
Ada
Questa è diventata la vita mia da 6 mesi a questa parte.
Da quando 6 mesi fa sono stata licenziata, ho perso anche la casa e ho perso anche i figli.
Io non li tratto male, solo non riesco a badare a loro come vorrei.
"Lei è povera, niente casa e niente lavoro e quindi niente figli": questo è quanto mi ha detto l'assistente sociale del comune.
Ma vi pare giusto?
Amo i miei figli e non farei mai loro del male eppure mi ritengono una madre indegna e incapace.
Datemi un lavoro, datemi una casa!
domenica 8 gennaio 2006
Rocco
Mi disse che aveva trovato qualcuno che era un uomo, che non aveva perso il lavoro e che le dava sicurezza, io invece ero depresso, stavo diventando brutto e non avevo le palle per affrontare la vita.
E così ho messo la mia vita in una sacca, ho abbandonato tutto e cosa che più mi dispiace mi sono allontanato dai miei due bambini.
Li ho lasciati alla strega ma alemeno così non mancherà loro niente.
Ho cambiato città: mi sono buttato nella grande Roma dove posso girovagare liberamente.
Stazione Termini: questo era il nuovo nome della mia casa anche se non mi fanno dormire lì perchè la mia vista non è piacevole.
Dopo una settimana del mio arrivo a Roma mi avvicinarono un ragazzo e una ragazza offrendomi un fogliettino e parlandomi a voce: mi davano la possibilità di frequentare la loro mensa dove avrei potuto mangiare senza problemi un pasto caldo.
L'orgoglio mi frenò ma qualche giorno dopo la fame ha avuto la meglio sull'orgoglio (stupido, aggiungo ora) e ringrazio Dio (se mai esista veramente) perchè ho trovato una nuova famiglia.
Posso andare lì tre volte al giorno: colazione, pranzo e cena.
Ma vado lì non solo per il cibo, ma soprattutto perchè ho trovato degli amici, barboni come me, ma anche volontari.
Posso raccontare la mia storia e nessuno mi biasima perchè anche loro hanno una storia.
Gli operatori si prendono cura di noi: cibo, igiene, vestiti puliti e se capita anche dei lavoretti per ridarci l'indipendenza economica.
Inizialmente ho sputato veleno contro quella gran zoccola della mia ex-moglie ma ora la ringrazio perchè s'è tolta davanti e m'ha permesso di conoscere delle vere persone.
Spero di rialzarmi presto perchè ora voglio i miei bambini!
Manuele P.
La mano comincia ad accarezzare le palle, lentamente: prima una e poi l'altra.
Sputo sulla mano e comincio ad accarezzare l'asta semirigida.
Pensare a te e a quello che vorrei fare con te mi aiuta in questo piacere solitario.
Pizzico leggermente il capezzolo sinistro e la destra accarezza il cazzo quasi a consolare del leggero dolore.
La lenta e leggera carezza si fa sempre più veloce e il pugno si stringe sempre di più.
Le vene si gonfiano, il respiro si fa veloce, la cappella diventa dura.
Impossibile trattenere sospiri e rantoli di piacere.
L'addome si contrae e il pugno si muove sempre più veloce fino a che...
scariche di piacere partono dal basso per salire verso il cervello.
Mentre la mano continua ad accarezzare e si bagna del caldo liquido continuo a pensare a te... se mai tu ci sia!
venerdì 6 gennaio 2006
La Befana
Credevo di non andare così tanto in giro e invece ho dovuto galoppare sulla mia fedele scopa per portare piccole cose ai bambini. Certo oggi i bambini sono caricati di giochi e cioccolato ma io non demordo faccio il mio piccolo giro e a chi è stato buono lascio qualcosa.
Ai ricchi lascio di meno ma non perchè non siano buoni ma per il semplice fatto che i loro genitori provvedono per loro e allora preferisco dare quello che spettava a loro ai bambini meno fortunati economincamente.
Ma tu vuoi sapere perchè faccio questo: ora te lo racconto.
Circa 2000 anni fa io abitavo in oriente. Passarono dal mio paese dei re molto importanti: si dice andassero a trovare il Re dei re e portavano loro in dono regali meravigliosi.
Io volevo andare con loro e caricai in un sacco quelle piccole cose che potevo portare in dono al nuovo Re nato da poco.
Ma piano piano l'entusiasmo dell'inizio svanì: il lungo viaggio che si prospettava, la povertà dei miei doni rispetto a quelli degli altri.
Decisi di non andare più.
La carovana partì e io rimasi in casa con il mio sacco di doni.
Dopo un pò mi pentì e appoggiandomi ad una scopa, mi caricai del mio sacco ed uscii... ma non trovai nè i Re, nè la cometa e quindi non trovai il Bambino.
Solo una cosa mi ricordavo delle parole dei Re Magi: era un bambino molto buono.
Da allora ogni notte fra il 5 e il 6, con l'aiuto della mia scopa, volo per ogni dove lasciando ad ogni bambino buono un dono sperando di portare un dono al Re Bambino!
giovedì 5 gennaio 2006
Sabino
Dopo aver fatto sesso con me piombi in un sonno sereno, pacifico: non hai niente da rimproverarti e dentro e fuori di te c'è pace.
A me piace toccarti leggermente mentre sei stesa.
Le mie dita sfiorano delicatamente le tue labbra, il tuo mento.
Con l'indice mi piace scorrere lungo il tuo collo verso la valle fra i tuoi seni,
Mi piace pizzicare leggermente i capezzoli semiturgidi, ormai rilassati dopo il tornado della passione.
Adoro tenere nella conca della mano un tuo seno e sentire il cuore che batte sopra.
La tua pancia leggermente tonda e il velluto dei tuoi peli.
Il calore umido della tua micina.
Mi piace poggiarci le dita e poi annusare il suo profumo.
E mi piace addormentarmi così, mentre venere il tuo splendido corpo contenitore della tua luminosa anima
Mirko
Francamente non so perchè oggi, dopotutto le giornate sono tutte uguali e non è capitato niente che mi facesse scattare la molla del suicidio.
Forse è proprio questo: non capita nulla.
L'inutilità della mia vita è evidente.
Non ha senso vivere così... meglio non vivere che vivacchiare.
Non so se lasciare scritto qualche biglietto: in fondo ci sono tanti si suicidano per disperazione... sono suicidi più onerevoli di me.
Io perchè mi suicido? Per nulla... perchè tutto è vuoto.
E vuoto per vuoto preferisco l'aldilà
mercoledì 4 gennaio 2006
Eva
Giro con il mio clan e per un euro ti leggo la mano.
Leggere la mano... è una cosa che non ho mai saputo fare, ma è più facile far credere di saper leggere la mano e non far credere di sapere per certo quello che capiterà.
La gente viene da me perchè vuole sapere il futuro ma nessuno vuole saperlo per certo: la gente ha paura.
Si fa leggere la mano perchè crede che io sia una ciarlatana.
Mi da un euro per divertirsi ma non sa che non sono quell'insieme di linee che mi parla del futuro... ma è la loro mano, il loro sguardo.
Il loro respiro e il loro sangue mi dicono di più di cosa mi possano dire loro.
Ma loro non vogliono saperlo... fingono di volerlo sapere ma non vogliono.
E allora una morte diventa una malattia guaribile e una malattia inguaribile diviene un piccolo fastidio.
Il tradimento di un marito diventa una piccola sbandata anche se sono 10 anni che lui la tradisce.
Ma se leggo nella persona desiderio e disperazione di voler sapere io non posso mentire.
E la mia lingua si scioglie in verità.
Pochi minuti... due o tre per il tuo futuro, un solo euro per Eva la zingara.
Sandro
Hai un pigiama... toglilo... sei più sexy in boxer.
Ce l'hai duro? Anche io tanto...
E le frasi si susseguono sempre uguali.
Un mio amico sentì la mia voce e disse che poteva andare per un telefono erotico, io dissi "ma sono poco le donne che telefonano ai telefoni erotici" e infatti non era un telefono erotico per donne ma per gay.
E' stato bello cominciare, fantasticare... a dir la verità per me che non avevo tanta fantasia gaya c'era il computer che mi suggeriva le frasi da dire.
Obiettivo: mantenere il più a lungo la chiamata e quindi stuzzicare e stare al gioco.
A pensare che io non sono finocchio ma i soldi sono soldi, dopotutto ci metto solo la voce e il corpo rimane il mio e della mia ragazza.
Alle 24 comincia il mio turno e finisce alle 6 di mattina.
Chiamate ce ne sono parecchie: quelle che più mi inteneriscono sono quelle degli adolescenti.
Gli adolescenti telefonano il pomeriggio quando i genitori non ci sono... ascoltano pochissimo e abbassano subito.
Per loro è un rischio e forse già più di uno è stato beccato.
Fortuna per loro che il nostro telefono propone diversi servizi: etero, gay e altro.
Almeno possono dire al papà di aver telefonato al telefono etero!
Ops... devo andare... la mia ragazza è arrivata!
lunedì 2 gennaio 2006
Luigi, il fornaio
Non cambierei questo lavoro nemmeno per uno più ricco.
Ormai mi sono abituato ma ricordo quando avevo 16 anni e lasciata la scuola perchè, diciamo la verità, potevo farcela ma non era per me, ho cominciato a lavorare nel forno vicino casa: svegliarsi alle tre di notte era un'impresa!
Poi piano piano è stato sempre più facile e inoltre era l'amore per il mio lavoro che mi spingeva ad uscire dal letto.
Vedere acqua e farina che pian piano si mescolano formando l'impasto, vedere poi l'impasto crescere grazie a qualcosa di molto più piccolo.
E poi le varie forme del pane, panini, filoncini e tutto ciò che ognuno di voi trova la mattina prima di andare al lavoro: focacce e pizze, cornetti e bomboloni.
L'odore del forno, quello antico a legna: eh si! perchè ho la fortuna di lavorare con un fornaio antico ma nuovo: quello che può essere cotto nel forno a legna lo cuoce e per le cose per cui non c'è tempo usa quello elettrico.
Lui non ha figli e spero che un giorno passi a me questo suo regno e anche se non dovesse farlo so cosa fare: voglio un forno tutto mio!