domenica 8 gennaio 2006

Manuele P.

Solo nel bagno sono seduto sul cesso. Fa freddo e i capezzoli sono sollevati e turgidi... un dito li tocca piano piano e l'altra mano scende piano verso l'ombelico, lo supera e le punte delle dita toccano i peli...
La mano comincia ad accarezzare le palle, lentamente: prima una e poi l'altra.
Sputo sulla mano e comincio ad accarezzare l'asta semirigida.
Pensare a te e a quello che vorrei fare con te mi aiuta in questo piacere solitario.
Pizzico leggermente il capezzolo sinistro e la destra accarezza il cazzo quasi a consolare del leggero dolore.
La lenta e leggera carezza si fa sempre più veloce e il pugno si stringe sempre di più.
Le vene si gonfiano, il respiro si fa veloce, la cappella diventa dura.
Impossibile trattenere sospiri e rantoli di piacere.
L'addome si contrae e il pugno si muove sempre più veloce fino a che...
scariche di piacere partono dal basso per salire verso il cervello.
Mentre la mano continua ad accarezzare e si bagna del caldo liquido continuo a pensare a te... se mai tu ci sia!

2 commenti:

  1. In effetti l'idea del thermos nn è cattiva, ma sai come è...esiste il mito di bere il caffè in piazza a Venezia, è probabile che l'inventore del mito non sia mai andato a bere un caffè a Venezia

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  2. bhe certo che tu la batti Melissa P. Molto carino il racconto e ti dirò anche abbastanza eccitante

    Davide*

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